The day is finally comes: Death Magnetic, out, now!!

Tutti si aspettano che facciano cose grandi. Tutti si aspettano capolavori, cose che lascino un segno nel tempo e ai posteri l’ardua sentenza di giudicare se la missione è stata compiuta. I Metallica ci hanno abituato questo, semplicemente perchè sono stati, sono e saranno per sempre un fenomeno musicale di dimensioni planetarie perennemente on the road, su cui gravitano le aspettative di milioni di persone che a vario titolo, non riescono a sottrarsi dall’incredibile popolarità che il loro nome da sempre ed in qualsiasi angolo del mondo, richiama.
È questo il contesto che 12 settembre ha accolto l'uscita di “DEATH MAGNETIC”, la nuova fatica musicale del quartetto californiano. Un album palesemente nato dalle ceneri dell’incompreso “St. Anger”. Nella sala dei bottoni troviamo stavolta Rick Rubin, considerato un vero guru della produzione metal degli ultimi 20 anni, più volte nominato (a mò di vanto) nelle interviste che i singoli componenti della band hanno rilasciato durante tutte le fasi che hanno accompagnato la gestazione del disco.
Ma veniamo al “cuore” di D.M.: la musica. Tralascio la descrizione delle singole tracce. Ho ascoltato ed assimilato così poco le canzoni che risulterebbe un vero azzardo esprimersi in merito in maniera obiettiva. Parlerò quindi delle impressioni che il disco mi ha lasciato dopo qualche ascolto.
Sembra oramai consolidato il fatto che sia questo il nuovo (e definitivo) sound che la band ha maturato. Un mix tra le esperienze trash di un tempo (velocità d’esecuzione, i soliti riff taglienti di James, i ritmi serratissimi e infine - direi i bentortati - assoli di Kirk Hammett), e questo cattivissimo suono contro cui, come un imponente muro di metallo, ringhiano incazzatissime le liriche di Hetfield.
La rete abbonda di notizie, curiosità, critiche e amenità varie che hanno accompagnato l’uscita del cd. Per quel che concerne il mio punto di vista, posso dire che l’album è veramente tosto e che, nonostante le tracce siano molto lunghe (la durata media è sui 7 minuti), si fa ascoltare senza lasciare quella sensazione di noia e di pesantezza che dava invece St.Anger.
Ho apprezzato:
di James: le belle linee vocali ed il ritorno del suo inconfondibile “ringhio”;
di Kirk: il ritorno degli assoli e dell’amato wah-wah;
di Lars: la batteria è picchiata sempre a mò di disperato, solo che stavolta, s’è ricordato di stringere la pelle al rullante;
di Rob: le notevoli e curate linee di basso, segno della completa integrazione nel gruppo anche in fase compositiva.
In definitiva “DEATH MAGNETIC” è un album che abbassa definitivamente le serrande del romanticismo sugli echi del passato, che proietta i 4 di Frisco nel panorama metal di questo millennio con la consapevolezza per chi ascolta, di avere comunque tra le mani un prodotto di altissima qualità, diverso da quell’accozzaglia di materiale scadente da classifica che genera appiattimento nel livello di scelta e che, nostro malgrado, siamo costretti a subire, come se fosse una incosapevole subdola passiva lobotomia.
Tornerò sicuramente sull'argomento.

… to be continue…
copertina dell'album





video di "The Day That Never Comes "


Commenti

Anonimo ha detto…
This is great info to know.

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